Senza Collaboration non ha senso l’IoT!

La rete collega tutti i dispositivi e li fa parlare efficacemente: è pensabile lasciare fuori noi?

Lavatrici che parlano con il resto della casa, frigoriferi che aggiornano la lista della spesa in base alle ricette che ricevono dai tablet, sensori di ogni tipo dalle fabbriche ai boschi. Orologi, griglie energetiche, città intere diventano Smart e noi? Il nostro modo di lavorare sarà davvero Smart Working?

Quando si parla di sensori che raccolgono dati e li trasmettono in rete, comunemente noto come Internet of Things (IoT), parliamo di stime di circa 30 miliardi di sensori attivi (fonte: ABI Research) verso la fine di questa decade. Una cifra impressionante di oggetti: ci forniranno però dati preziosissimi per vivere e lavorare meglio. Per trasportare, condividere ed utilizzare queste informazioni serviranno infrastrutture capienti, agili ed efficienti, anche dal punto di vista energetico. Tutto ciò però sarà utile solo se le persone saranno in grado di reagire ed interagire fra loro con la stessa velocità, come giustamente osserva Roberto Corraro, Direttore Generale di Gruppo Sintesi: «Se la rete diventa di tutte le cose, ma le persone continuano a comunicare in maniera tradizionale avremo un enorme problema. Il nostro compito di Trusted Advisor è quello di creare infrastrutture ottimizzate non solo per la comunicazione dei device (IoT), ma altrettanto efficaci ed orientate alla Collaboration ed allo Smart Working».

Sensori e sensoriale non sono simonini del resto. L’interazione fra macchine è assai diversa da quella fra umani, basti pensare all’importanza del video. Una complessità da elaborare per i computer, il modo più semplice ed efficace di ricevere informazioni per noi. Le piattaforme che stiamo costruendo dovranno coniugare la crescita esponenziale di dispositivi, la mole di dati generata, e soprattutto, le comunicazioni fra chi dovrà elaborare queste informazioni. Più gli oggetti parlano fra di loro, più cambierà il nostro modo di lavorare: richiederà meno compiti analitici solitari. In compenso le smart-grid, nel senso più esteso del termine, creeranno interazioni fra reti di essere umani sempre più vaste e dinamiche. È una sfida che si combatterà su tre fronti: quello degli strumenti, quello del trasporto e quello del modo di collaborare. Un ordine logico, ma anche crescente di sfida. Lo sviluppo di dispositivi di Collaboration è florido. Le infrastrutture a supporto non sono scontate, ma neanche impossibili, come testimonia Alessandro Gencarelli, Direttore Vendite di Gruppo Sintesi: «Ripensare le reti per coniugare Unified Communication, Collaboration e altre modalità innovative è una sfida che ha richiesto uno sforzo notevole. Le competenze acquisite in 30 anni di storia, insieme alla passione per le nuove tecnologie, ci consentono di progettare e realizzare infrastrutture che abbattono i costi di comunicazione – basti pensare ai risparmi introdotti dalla video comunicazione – con la flessibilità necessaria per supportare le emergenti forme di Smart Working.»

Il terzo punto, quello delle persone, rappresenta il nodo cruciale per l’affermazione dello Smart Working. Dice Carlo Borello, Direttore Marketing di Gruppo Sintesi: «Se la formazione alle persone è alla base di un corretto uso degli strumenti di collaborazione, è fondamentale per il cliente affidarsi ad un trusted advisor, che oltre a consolidate competenze IT, sappia progettare impianti e infrastrutture che trasformano gli uffici e le sale riunioni in luoghi adatti ad una comunicazione veramente Anywhere, Anytime ed anche Anydevice”

Una sfida da cogliere assieme: collaborando!

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