Come la digitalizzazione cambia il retail

(intervista a cura di Data Manager)

Gruppo Sintesi: come la digitalizzazione cambia il retail

Per rispondere alla nuova domanda bisogna migliorare l’offerta attraverso una serie di strumenti tecnologici in grado di accelerare il business

Il Gruppo Sintesi, fondato a Torino nel 1983, è una realtà italiana atipica che nel corso degli anni ha ottenuto la fiducia di grandi clienti e gruppi internazionali nei settori in cui opera: fashion & luxury, grande distribuzione organizzata e specializzata, logistica ed hospitality.

La nostra missione? Supportare lo sviluppo tecnologico dei clienti implementando soluzioni ed applicazioni concrete per efficientare il business. Insomma, in un settore informatico che spesso sa solo promuovere futuristiche invenzioni non ancora comprovate contrapponiamo una sana dose di pragmatismo ed una esperienza ormai trentennale.

Focalizzandoci su un ambito dinamico come il retail, è fondamentale analizzare gli impatti della digitalizzazione sui comportamenti e sulle abitudini di acquisto dei consumatori. L’esperienza liquida ha permesso di riavvicinare il cliente al tradizionale punto vendita, erroneamente dato per spacciato con l’affermarsi del commercio elettronico.

Qual è stato il motore di tale rilancio? Tante idee, un’infrastruttura solida e una comune volontà di preservare i cospicui investimenti fatti nello sviluppo delle catene commerciali.

«Negli ultimi anni abbiamo abilitato importanti innovazioni nel campo della moda, ad esempio utilizzando l’infrastruttura Wi-Fi per permettere al marketing di interagire in modo mirato con il singolo cliente – ci spiega Paolo Pelloni, Marketing Manager di Gruppo Sintesi.

Il progetto che ci sta dando le maggiori soddisfazioni consiste nell’installazione di circa 15mila schermi nei negozi di un global retailer italiano, utilizzati per veicolare in tempo reale lo stessa comunicazione audio-video in tutti gli store nel mondo. Da remoto supervisioniamo la distribuzione dei palinsesti in modalità cloud e garantiamo la business continuity indipendentemente dalla geografia territoriale.

Il nostro unico obiettivo è aiutare i nostri clienti ad abbracciare il processo di digitalizzazione facendo la governance dell’intero ciclo – progettuale, implementativo e manutentivo – per portare a termine la soddisfazione di un bisogno, gestendo tutta la filiera che entra in gioco».

Tech e multicanalità

Un altro trend che caratterizza il nuovo corso del retail è il riconoscimento facciale, soprattutto se applicato al settore del fashion. Abbiamo progettato un’applicazione che – utilizzando le videocamere già presenti nei negozi – calcola il rapporto tra visitatori e scontrino medio e fornisce dati di profilazione (sesso, presunta provenienza ed età) sottraendo automaticamente il passaggio continuo dei dipendenti, che in molti casi crea statistiche errate rispetto alla realtà.

In sintesi, il retail deve rispondere a nuove sfide che mettono in discussione il punto di vendita come spazio necessario per concludere il processo di acquisto e lo trasformano sempre più in un tempio della marca: un luogo esperienzale dove il cliente vuole vivere l’emozione legata al brand e soprattutto cerca la conferma di ciò che viene comunicato sui siti di e-commerce e dalle campagne di advertising tradizionali e digitali.

Il rapporto tra domanda e offerta non è più esclusivo ma inclusivo, necessita di un cambio di passo radicale. «Il punto di partenza è capire quale sia lo scopo di un certo business – continua Pelloni – scegliendo insieme la strada più fattibile da seguire, unendo tecnologie e infrastrutture nella migliore combinazione possibile».

Nuovi orizzonti

La digitalizzazione è un flusso che interessa sia ambienti interni che il mondo esterno. Secondo l’esperienza di Gruppo Sintesi, l’innovazione sta già trasformando gli arredi urbani, dove si vanno affermando totem interconnessi, centri di ricarica per computer e smartphone, stazioni di collegamento wireless, etc…

«Se ci si preoccupa di soddisfare le esigenze digitali allora vuol dire che i bisogni primari stanno davvero cambiando – conclude Pelloni – e su quelli bisogna puntare per restituire un servizio che sia efficiente, utile al consumatore e al passo con i tempi».

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